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Approfondimenti tecnici

Caso studio muffa a Nichelino: sette anni di problemi irrisolti e la causa finalmente individuata

Quando la muffa continua a tornare nonostante gli interventi eseguiti, il problema spesso non è ciò che si vede sulla parete. Questo caso studio documenta il percorso diagnostico che ha permesso di individuare la causa reale di una contaminazione biologica persistente presente da oltre sette anni in un appartamento di Nichelino.

Approfondimenti tecnici

Quando la muffa continua a tornare nonostante gli interventi eseguiti, il problema spesso non è ciò che si vede sulla parete. Questo caso studio documenta il percorso diagnostico che ha permesso di individuare la causa reale di una contaminazione biologica persistente presente da oltre sette anni in un appartamento di Nichelino.

Caso studio muffa a Nichelino: sette anni di problemi irrisolti e la causa finalmente individuata
Foto di Felletti Consulenze

Nel mese di novembre, lo Studio Tecnico Felletti Consulenze venne contattato dai proprietari di un appartamento situato nel comune di Nichelino, in provincia di Torino.

La richiesta appariva inizialmente simile a molte altre ricevute negli anni precedenti: presenza di muffa persistente all'interno di una camera da letto e di una parete del soggiorno, nonostante numerosi interventi già eseguiti.

Durante il primo colloquio telefonico emerse tuttavia un elemento che attirò immediatamente l'attenzione. I proprietari riferivano che il problema era presente da oltre sette anni e che, nel corso del tempo, erano già intervenuti diverse figure professionali. Erano state eseguite pulizie superficiali, applicazioni di pitture antimuffa, trattamenti disinfettanti, sostituzione dei serramenti, installazione di una ventilazione puntuale e persino interventi localizzati di isolamento interno.

Nonostante tutto, la contaminazione continuava a ripresentarsi con una regolarità quasi inquietante.

Le fotografie inviate mostravano colonie fungine sviluppate principalmente lungo una parete perimetrale esposta a nord-ovest, con interessamento non continuo ma segmentato della stessa.

Proprio quest'ultimo aspetto rendeva il fenomeno anomalo.

Le contaminazioni non seguivano infatti una distribuzione tipica riconducibile a un semplice ponte termico.

Sembravano piuttosto manifestarsi in aree differenti ma accomunate da una caratteristica che, in quel momento, non era ancora evidente.

Il sopralluogo tecnico preventivo

Come previsto dal protocollo FIM-MX, l'indagine iniziò con un S.T.P. – Sopralluogo Tecnico Preventivo finalizzato alla raccolta preliminare di dati e informazioni.

Durante l'ispezione visiva furono rilevati diversi elementi apparentemente contrastanti.

L'immobile risultava ben mantenuto.

Non erano presenti infiltrazioni visibili.

Le pareti apparivano asciutte.

La sostituzione degli infissi era stata eseguita pochi anni prima.

L'impianto di riscaldamento risultava regolarmente funzionante.

La ventilazione meccanica installata in camera da letto era operativa.

Ad una prima osservazione superficiale sarebbe stato facile attribuire il problema ad abitudini di ventilazione non corrette o a normali fenomeni di condensazione.

Tuttavia l'esperienza suggeriva prudenza.

Alcuni dettagli non coincidevano con questa interpretazione.

Le colonie fungine mostravano infatti una distribuzione irregolare e una ricomparsa estremamente rapida anche dopo interventi di pulizia approfondita.

Fu quindi deciso di attivare l'intero percorso diagnostico previsto dal protocollo integrato FIM-MX.

Monitoraggio microclimatico e prime anomalie

Vennero installati datalogger professionali per il monitoraggio continuo di temperatura e umidità relativa per un periodo di quattordici giorni.

Parallelamente furono registrate le temperature superficiali delle pareti maggiormente interessate.

I dati raccolti evidenziarono una situazione sorprendente.

Le condizioni ambientali medie dell'appartamento risultavano sostanzialmente corrette.

L'umidità relativa interna oscillava mediamente tra il 48% e il 58%.

La temperatura ambiente si manteneva compresa tra 19,8°C e 21,3°C.

Valori che, da soli, non giustificavano la gravità della contaminazione osservata.

L'analisi delle temperature superficiali rivelò però una criticità nascosta.

In alcune fasce orarie specifiche, la parete perimetrale nord-ovest raggiungeva temperature significativamente inferiori rispetto al resto dell'involucro edilizio.

Tale comportamento non risultava costante ma intermittente.

Ed era proprio questa anomalia a rendere il problema particolarmente difficile da individuare.

L'indagine termografica

 

L'indagine termografica confermò la presenza di importanti disomogeneità termiche.

Le immagini all'infrarosso evidenziarono un raffreddamento anomalo lungo una fascia verticale apparentemente scollegata dalla geometria dell'edificio.

La distribuzione termica osservata non corrispondeva a quella tipica di un ponte termico geometrico.

Si trattava di qualcosa di diverso.

L'analisi approfondita delle immagini suggerì la presenza di una possibile discontinuità costruttiva nascosta all'interno della muratura.

A questo punto si rese necessario approfondire ulteriormente l'indagine.

Analisi microbiologiche

Vennero eseguiti campionamenti mediante tamponi superficiali e campionamenti dell'aria attraverso sistema SAS.

I risultati microbiologici evidenziarono una significativa presenza di Aspergillus spp. e Penicillium spp., con concentrazioni superiori rispetto agli ambienti di controllo.

La contaminazione risultava quindi reale e attiva.

Tuttavia il laboratorio confermò ciò che già era noto: la presenza dei microrganismi.

Non spiegava però il motivo della loro continua ricomparsa.

La causa doveva ancora essere individuata.

La scoperta decisiva

 

L'analisi integrata dei dati raccolti attraverso il sistema FIM-MX portò all'individuazione di un elemento che nessuno aveva precedentemente considerato.

Attraverso la correlazione tra rilievi termografici, misurazioni termoigrometriche, andamento microclimatico e verifica documentale dell'edificio emerse la presenza di una vecchia canna fumaria murata all'interno della parete perimetrale.

La struttura, dismessa da decenni, non compariva più nelle planimetrie aggiornate dell'immobile.

Questa cavità nascosta generava un comportamento termoigrometrico completamente differente rispetto alla restante muratura.

Durante i periodi freddi si comportava come una vera e propria camera di raffreddamento interna.

Le superfici limitrofe raggiungevano temperature superficiali critiche per periodi sufficientemente lunghi da favorire fenomeni di condensazione intermittente.

Non si trattava quindi di una semplice parete fredda.

Non si trattava di cattiva ventilazione.

Non si trattava di umidità di risalita.

Il problema era legato ad una discontinuità costruttiva nascosta che alterava il comportamento termico dell'intera parete.

Intervento correttivo

Una volta individuata la causa reale, venne sviluppato un progetto di risanamento specifico.

L'intervento prevedeva la gestione della cavità esistente, il miglioramento delle prestazioni termiche locali, la decontaminazione professionale delle superfici e la successiva verifica delle condizioni microclimatiche.

Le operazioni furono eseguite seguendo una procedura controllata con rimozione della contaminazione biologica, sanificazione delle superfici e ripristino delle condizioni termoigrometriche corrette.

Verifiche post intervento

 

A distanza di tre mesi dall'intervento venne effettuata la prima verifica.

Non furono osservati fenomeni di ricrescita.

Le temperature superficiali risultavano significativamente migliorate.

I monitoraggi microclimatici confermavano la scomparsa delle condizioni favorevoli alla condensazione.

Il controllo annuale eseguito dodici mesi dopo confermò il mantenimento dei risultati ottenuti.

Le analisi microbiologiche mostrarono una drastica riduzione delle concentrazioni fungine precedentemente rilevate.

Il secondo follow-up eseguito a due anni evidenziò condizioni pienamente stabili.

Infine, il controllo programmato a tre anni dalla conclusione dei lavori documentò la completa assenza di nuove contaminazioni.

Le superfici risultavano integre.

Non erano presenti alterazioni cromatiche.

I parametri termoigrometrici mantenevano valori coerenti con un ambiente salubre.

In conclusione

Questo caso rappresenta un esempio concreto di come la sola osservazione visiva possa condurre a interpretazioni errate e interventi inefficaci.

Per oltre sette anni il problema era stato affrontato concentrandosi sugli effetti visibili della contaminazione senza individuare il fenomeno che ne sosteneva la crescita.

L'applicazione del protocollo integrato FIM-MX ha consentito di correlare dati apparentemente scollegati tra loro, individuando una criticità costruttiva nascosta che alterava il comportamento termoigrometrico dell'edificio.

La soluzione definitiva non è stata ottenuta attraverso un trattamento della muffa, ma attraverso l'identificazione della causa che ne permetteva la proliferazione.

A distanza di tre anni dalla conclusione delle attività diagnostiche e correttive, l'immobile continua a mantenere condizioni stabili, confermando la validità dell'approccio diagnostico adottato e l'importanza di una valutazione multidisciplinare nelle contaminazioni biologiche complesse.


Nota tecnica: articolo generato/aggiornato con Felletti Consulenze Article Manager Enterprise. Per l'impiego in sede peritale occorrono sempre rilievi, misure e documentazione del caso concreto.

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