Problemi di muffa? Le hai già provate tutte senza ottenere un risultato?
Esiste una situazione che accomuna un numero sorprendentemente elevato di proprietari di immobili. La muffa compare, viene eliminata, apparentemente scompare e successivamente ritorna. Talvolta dopo pochi mesi, altre volte alla stagione successiva, in alcuni casi addirittura dopo interventi che erano stati presentati come definitivi.
Quando questo accade, la reazione più comune è attribuire il fallimento al prodotto utilizzato, all'impresa intervenuta o alla tecnica applicata. Raramente, invece, ci si pone una domanda molto più importante: il problema è stato realmente compreso prima di tentare di risolverlo?
Nel settore delle contaminazioni biologiche indoor esiste una convinzione estremamente diffusa che continua a generare errori diagnostici e interventi inefficaci. Si tende infatti a considerare la muffa come il problema principale, quando nella maggior parte dei casi essa rappresenta soltanto la manifestazione visibile di un fenomeno molto più complesso.
La colonia fungina che compare sulla superficie di una parete non nasce spontaneamente. La sua presenza è subordinata all'esistenza di specifiche condizioni fisiche e microclimatiche che consentono alle spore di germinare, svilupparsi e colonizzare il substrato disponibile.
In altre parole, la muffa non è la causa.
La muffa è la conseguenza.
Questa distinzione, apparentemente semplice, rappresenta il punto di partenza di qualsiasi analisi tecnica seria.
Nel corso degli anni ho esaminato edifici residenziali, uffici, scuole, strutture sanitarie e immobili storici nei quali erano già stati effettuati numerosi tentativi di risanamento. In molti casi le superfici erano state trattate ripetutamente con prodotti definiti antimuffa. Alcuni ambienti erano stati sottoposti a sanificazioni, decontaminazioni chimiche o applicazioni di rivestimenti specifici. Altri erano stati oggetto di interventi edilizi più invasivi, eseguiti nella convinzione di eliminare definitivamente il problema.
Nonostante ciò, la proliferazione biologica continuava a ripresentarsi.
Analizzando tali situazioni emerge quasi sempre un elemento comune: l'assenza di una diagnosi tecnica preliminare realmente orientata alla ricerca delle cause.
L'attenzione viene generalmente concentrata sulla macchia visibile, mentre il fenomeno che ne determina la formazione continua a svilupparsi indisturbato all'interno dell'edificio.
La fisica tecnica ci insegna che l'acqua rappresenta il principale fattore limitante per lo sviluppo delle muffe negli ambienti confinati. Senza disponibilità di umidità, la maggior parte delle specie fungine non è in grado di completare il proprio ciclo biologico. Di conseguenza, ogni volta che osserviamo una colonizzazione attiva dobbiamo necessariamente domandarci quale sia la sorgente che alimenta tale disponibilità idrica.
Le risposte possono essere molteplici.
In alcuni edifici il problema è riconducibile a fenomeni di condensazione superficiale legati alla presenza di ponti termici. In altri casi la causa risiede in una ventilazione insufficiente che determina un progressivo accumulo di vapore acqueo negli ambienti. Non sono rare le situazioni nelle quali coesistono infiltrazioni occulte, risalite capillari, anomalie costruttive o condizioni microclimatiche incompatibili con il mantenimento di superfici asciutte.
Tutti questi fenomeni possiedono una caratteristica comune: continuano a esistere anche dopo che la muffa è stata rimossa.
Ed è proprio per questo motivo che il problema ritorna.
La colonia fungina visibile può essere eliminata. Le spore superficiali possono essere ridotte. L'aspetto estetico della parete può temporaneamente migliorare. Tuttavia, se la parete continua a raggiungere condizioni favorevoli alla condensazione o se il materiale mantiene livelli di umidità compatibili con la crescita biologica, la contaminazione tenderà inevitabilmente a ripresentarsi.
Da un punto di vista strettamente tecnico, il ritorno della muffa non rappresenta quasi mai un evento imprevedibile.
Al contrario, costituisce spesso la conseguenza logica di una criticità che non è stata individuata o corretta.
Uno degli errori più frequenti consiste nel valutare il fenomeno esclusivamente attraverso l'osservazione visiva. L'occhio umano vede la macchia, ma non vede la temperatura superficiale della parete. Non vede il contenuto di umidità presente all'interno dei materiali. Non vede le variazioni microclimatiche che si verificano durante la giornata. Non vede il rischio condensativo associato a determinate condizioni termoigrometriche.
Per questo motivo la diagnostica moderna delle contaminazioni biologiche non può limitarsi a una semplice ispezione visiva.
Ogni edificio possiede un proprio comportamento termoigrometrico. Comprendere tale comportamento significa analizzare l'interazione tra temperatura, umidità relativa, ventilazione, caratteristiche costruttive e modalità di utilizzo degli ambienti.
Quando queste informazioni vengono raccolte e interpretate correttamente, il fenomeno della muffa smette di apparire come un evento casuale e inizia a mostrare una logica ben precisa.
La parete contaminata diventa allora un indicatore.
Non indica soltanto la presenza di una colonia fungina.
Indica l'esistenza di uno squilibrio.
Segnala che una parte dell'involucro edilizio sta lavorando al di fuori delle condizioni previste per garantire il corretto mantenimento dell'equilibrio igrometrico.
È proprio in questa fase che emerge il valore della consulenza tecnica specialistica.
L'obiettivo non consiste nell'individuare il prodotto più efficace o la pittura più performante. L'obiettivo consiste nel comprendere perché quella specifica parete, in quel preciso ambiente e in quelle determinate condizioni, abbia sviluppato una contaminazione biologica.
Una volta individuata la causa, la soluzione diventa generalmente molto più chiara.
Senza una corretta diagnosi, invece, ogni intervento rischia di trasformarsi in un tentativo.
E i tentativi, per loro natura, possono funzionare oppure fallire.
La diagnosi tecnica, al contrario, ha il compito di ridurre l'incertezza e trasformare un problema apparentemente inspiegabile in un fenomeno misurabile, analizzabile e quindi risolvibile.
Quando una muffa continua a tornare dopo numerosi trattamenti, il messaggio che l'edificio sta inviando è spesso molto semplice: non è stata ancora individuata la vera causa del problema.
Ed è proprio in quel momento che smettere di cercare nuove soluzioni e iniziare a cercare nuove risposte diventa la scelta più intelligente e tecnicamente corretta.
Nota tecnica: articolo generato/aggiornato con Felletti Consulenze Article Manager Enterprise. Per l'impiego in sede peritale occorrono sempre rilievi, misure e documentazione del caso concreto.