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Ailanto ...
Ailanto: L'albero del Paradiso
Quando la botanica incontra l'ingegneria edile
L'ailanto (Ailanthus altissima) costituisce oggi una delle forme piu' insidiose di interferenza biologica con il costruito, soprattutto nei contesti urbani densamente stratificati e nei centri storici. Introdotto in Europa nel XVIII secolo con finalita' ornamentali e produttive, ha progressivamente manifestato una capacita' colonizzatrice tale da renderlo una presenza ricorrente in ambiti edilizi degradati, interstizi murari e sistemi costruttivi vulnerabili. La sua diffusione non e' casuale: e' direttamente correlata alla presenza di discontinuita' materiche, umidita' e carenze manutentive.
Il punto di vista biologico
Dal punto di vista biologico, l'ailanto e' una specie pioniera ad altissima efficienza ecologica. La crescita iniziale puo' superare i due metri annui, sostenuta da un metabolismo rapido e da una notevole plasticita' fisiologica. La produzione di samare in quantita' elevatissima garantisce una dispersione anemocora su larga scala, consentendo la colonizzazione anche di superfici apparentemente inaccessibili. Tuttavia, e' l'apparato radicale a rappresentare il principale fattore di criticita' in edilizia. Le radici laterali possono estendersi fino a 10-15 metri dal tronco, sviluppandosi secondo gradienti di umidita' e penetrando nei sistemi costruttivi attraverso microfessurazioni, giunti degradati e interfacce tra materiali disomogenei.
Alcune sue caratteristiche ...
La dinamica di penetrazione radicale si basa su un duplice meccanismo: da un lato la capacita' di insinuarsi in cavita' di dimensioni minime, dall'altro l'espansione diametrale progressiva che genera pressioni meccaniche significative. Le radici in accrescimento esercitano forze lente ma costanti, assimilabili a un'azione di tipo cuneiforme, in grado di superare la resistenza a trazione delle malte tradizionali e di compromettere l'aderenza tra gli elementi costruttivi. In ambito tecnico, questo fenomeno si traduce in un'evoluzione da microfessurazione a dissesto localizzato, con distacchi, espulsioni di materiale e perdita di continuita' strutturale.
Il suo comportamento in ambito edilizio ...
Le fondazioni superficiali e i sottofondi risultano particolarmente esposti. L'intrusione radicale nei terreni di posa e negli strati di allettamento puo' alterare la distribuzione dei carichi, generando sollevamenti differenziali e deformazioni permanenti. Analogamente, pavimentazioni esterne, marciapiedi e cordoli subiscono spinte verso l'alto per effetto dell'accrescimento radicale, con quadri fessurativi tipicamente riconducibili a pressioni endogene. Non meno rilevante e' l'interazione con le reti impiantistiche interrate: le radici sono attratte da microperdite idriche e possono penetrare nelle condotte, causando occlusioni, rotture e infiltrazioni. In ambito murario, l'ailanto manifesta una particolare affinita' per le strutture storiche. Le murature a base calce, caratterizzate da elevata porosita' e ridotta resistenza meccanica, offrono un ambiente ideale per la germinazione e lo sviluppo radicale. La presenza di umidita' di risalita o infiltrazione crea condizioni favorevoli sia alla crescita della pianta sia all'innesco di processi di biodeterioramento. Le radici, seguendo i percorsi preferenziali dell'acqua, amplificano la permeabilita' del sistema e contribuiscono alla disgregazione dei leganti. In parallelo, la produzione di composti allelopatici come l'ailantone puo' influenzare le comunita' microbiche presenti, alterando gli equilibri biologici delle superfici e potenzialmente accelerando fenomeni di degrado chimico nei materiali piu' sensibili.
Un aspetto da non sottovalutare ...
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda le coperture e i sistemi di smaltimento delle acque meteoriche. Le samare, accumulandosi in grondaie e pluviali, trovano condizioni idonee alla germinazione, soprattutto in presenza di sedimenti organici. La crescita di plantule all'interno dei canali di scolo determina ostruzioni progressive, con conseguente ristagno idrico, infiltrazioni e degrado dei pacchetti di copertura. In edifici privi di manutenzione, questo meccanismo puo' evolvere rapidamente verso quadri di umidita' diffusa e compromissione degli elementi lignei o metallici. La gestione dell'ailanto richiede un'impostazione tecnica rigorosa, basata sulla comprensione della sua biologia e delle interazioni con il sistema edilizio. Il taglio del fusto, se non accompagnato da interventi specifici, rappresenta un errore operativo frequente. La pianta reagisce infatti con una vigorosa emissione di polloni radicali, moltiplicando i punti di emergenza e aggravando l'infestazione. Questo comportamento e' legato alla capacita' dell'apparato radicale di accumulare riserve e di attivare gemme latenti anche a distanza significativa dal tronco originario. L'eradicazione efficace si basa sulla devitalizzazione sistemica. La tecnica piu' affidabile prevede l'introduzione controllata di principi attivi all'interno del sistema vascolare della pianta, mediante iniezioni nel tronco o applicazioni localizzate su superfici di taglio. Il trattamento deve essere eseguito in fase di piena attivita' vegetativa, quando la traslocazione floematica e' massima, al fine di garantire la diffusione del principio attivo fino alle porzioni piu' distali dell'apparato radicale. Solo in questo modo e' possibile ottenere una necrosi progressiva e ridurre il rischio di ricrescita.
Ailanto
Ailanto dopo 9 mesi
Ailanto dopo 18 mesi
Attenzione alla rimozione delle sue radici
Nei contesti edilizi complessi, la rimozione delle radici deve essere valutata con estrema cautela. In presenza di murature gia' compromesse, l'apparato radicale puo' aver assunto una funzione di riempimento all'interno di cavita' e discontinuita'. La sua estrazione indiscriminata puo' determinare cedimenti improvvisi o perdita di equilibrio delle porzioni murarie. E' quindi necessario procedere con interventi integrati che prevedano, ove necessario, il consolidamento preliminare delle strutture, seguito da una rimozione selettiva e da un ripristino delle continuita' materiche mediante malte compatibili. La fase successiva all'eradicazione e' altrettanto determinante. L'eliminazione della pianta non esaurisce il problema se non vengono corrette le condizioni che ne hanno favorito l'insediamento. E' indispensabile intervenire sulle cause di umidita', sigillare le discontinuita', ripristinare la funzionalita' dei sistemi di smaltimento delle acque e attuare un monitoraggio periodico per intercettare eventuali ricrescite precoci.
In conclusione ...
In termini tecnici, l'ailanto deve essere considerato un agente di degrado biologico ad azione combinata, in grado di attivare meccanismi meccanici, idraulici e biochimici all'interno del sistema edilizio. La sua presenza e' sempre indicativa di una vulnerabilita' e richiede un approccio diagnostico e operativo strutturato. Trascurarne i primi segnali equivale, nella maggior parte dei casi, a lasciare evolvere un processo che da fenomeno puntuale puo' rapidamente trasformarsi in un quadro di dissesto esteso e oneroso da risanare.
L'Ailanto e' una pianta superiore non solo per anatomia, ma per la sua incredibile capacita' di dominare l'ambiente circostante, inclusi i nostri manufatti edilizi.
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