Il Regno dei Funghi sta per tornare in classe:
quando la curiosità diventa metodo scientifico
Fra poche settimane i corridoi torneranno a riempirsi di voci, gli zaini rientreranno nelle aule e sui banchi compariranno quaderni ancora intatti. Settembre porta con sé ogni anno la sensazione di un nuovo inizio. Per alcuni bambini e ragazzi, però, il ritorno a scuola potrà coincidere anche con l’apertura di una porta insolita: quella che conduce nel Regno dei Funghi.
Non è un regno fatto soltanto dei funghi che si incontrano nei boschi. È un territorio molto più vasto, in gran parte invisibile, nel quale entrano in gioco spore, ife, miceli, lieviti, superfici, materiali, temperatura, umidità e condizioni ambientali. È un mondo che esiste accanto a noi ogni giorno, ma che raramente viene osservato con gli occhi di chi vuole comprenderne davvero i meccanismi.
Il progetto “Il Regno dei Funghi”, idealizzato e realizzato da Felletti Consulenze – Alessandro Felletti, si prepara così ad affrontare una nuova fase del proprio percorso nelle scuole. L’impostazione rimane quella che ne ha determinato fin dall’origine l’identità: parlare di contaminazioni biologiche, ambiente e prevenzione senza trasformare l’incontro in una lezione costruita sulla paura. Al contrario, il punto di partenza sarà ancora una volta la curiosità.
Ai bambini non verrà semplicemente detto che cosa devono sapere. Verranno messi nella condizione di osservare, interrogarsi e costruire progressivamente una spiegazione. Una macchia su una parete, una superficie più fredda, una variazione dell’umidità o qualcosa che appare sotto un ingrandimento potranno diventare il principio di una piccola indagine. Prima di arrivare alla risposta sarà necessario imparare a riconoscere gli indizi.
È una distinzione apparentemente semplice, ma fondamentale: guardare non significa necessariamente osservare. Quando si guarda, l’attenzione può fermarsi all’apparenza. Quando si osserva con metodo, invece, iniziano le domande. Dove si trova il fenomeno? Da quanto tempo è presente? Quali condizioni lo circondano? La temperatura dell’aria coincide con quella della superficie? L’ambiente viene ventilato? Il materiale può trattenere umidità? Ciò che vediamo rappresenta la causa oppure soltanto una conseguenza?
Sono domande che appartengono al lavoro tecnico e scientifico, ma possono essere trasformate in esperienze comprensibili anche per un bambino. Il valore educativo sta proprio in questo passaggio: non semplificare la scienza fino a svuotarla, ma trovare il linguaggio adatto affinché il ragionamento rimanga corretto e, allo stesso tempo, accessibile.
Nel nuovo percorso gli alunni entreranno gradualmente nel mondo delle spore. Scopriranno che ciò che non vediamo non per questo è assente e che l’aria, le superfici e i materiali possono raccontare storie biologiche molto diverse da quelle suggerite dal solo aspetto visivo. Una delle domande che accompagnerà l’esplorazione sarà inevitabile: come può qualcosa di invisibile diventare visibile?
La risposta non arriverà immediatamente. Prima bisognerà capire che una spora non cresce perché “decide” di farlo e che la presenza di propaguli fungini non equivale automaticamente alla formazione di una colonizzazione. Servono condizioni compatibili, un substrato, disponibilità di acqua, temperature favorevoli e tempo. Sarà proprio il rapporto tra questi fattori a trasformarsi, durante il percorso, in occasione di osservazione e sperimentazione.
Da qualche parte nel Regno esiste infatti una particolare Camera di Germinazione. Possiamo anticipare che temperatura e umidità avranno un ruolo, e che modificare una condizione potrà cambiare ciò che accade. Non diremo, invece, che cosa vedranno gli esploratori né quali prove dovranno affrontare. Alcune esperienze funzionano soltanto quando la risposta non è già stata raccontata.
Lo stesso principio guiderà un’altra tappa. Nel Regno esiste una casa nella quale qualcosa non sembra andare come dovrebbe. Gli alunni entreranno in un ambiente che offre segnali, misure e particolari da interpretare. La tentazione di formulare immediatamente una diagnosi sarà parte del gioco, perché proprio da quella tentazione nascerà uno degli insegnamenti più importanti: una conclusione non dovrebbe precedere la raccolta delle evidenze.
Osservare, misurare, mettere in relazione, formulare un’ipotesi e successivamente verificarne la coerenza diventeranno quindi azioni naturali dell’esperienza. Dietro una dinamica apparentemente ludica si nasconde il metodo scientifico nella sua forma più essenziale. Non interessa soltanto arrivare alla soluzione; interessa comprendere il percorso che permette di sostenerla.
A un certo punto sarà necessario cambiare scala. Il mondo osservabile a occhio nudo non sarà più sufficiente e gli esploratori dovranno avvicinarsi all’osservazione microscopica. È qui che parole come ifa, micelio, conidio e struttura riproduttiva potranno smettere di essere termini astratti e diventare elementi da riconoscere e mettere in relazione.
Anche in questo caso il livello di approfondimento cambierà con l’età. Per i più piccoli conterà soprattutto la meraviglia di scoprire che una realtà apparentemente uniforme può nascondere strutture complesse. Per gli alunni più grandi sarà possibile iniziare a ragionare sulle differenze morfologiche e sul significato della classificazione biologica.
Uno dei messaggi centrali sarà infatti tanto semplice quanto importante: non esiste, scientificamente, una sola “muffa”. Nel linguaggio comune la parola viene utilizzata per descrivere manifestazioni molto differenti. Dietro quelle manifestazioni esiste però un universo tassonomico enormemente più articolato. Nomi come Aspergillus, Penicillium, Cladosporium o Alternaria potranno comparire lungo il cammino non per chiedere agli studenti di memorizzare liste, ma per mostrare che classificare significa imparare a riconoscere somiglianze e differenze.
Il Regno, quindi, crescerà insieme ai suoi esploratori. Un concetto incontrato nella scuola primaria attraverso una storia, un’immagine o un’esperienza potrà essere ripreso successivamente con strumenti interpretativi più maturi. La progressione didattica permetterà di passare dalla scoperta dell’invisibile alla comprensione delle relazioni tra ambiente, materiali e sviluppo biologico, fino ad affrontare gradualmente temi che richiedono maggiore capacità critica.
In questo percorso anche la prevenzione assume un significato diverso. Non si tratta di consegnare ai bambini un elenco di comportamenti da imparare a memoria, ma di portarli a capire perché determinate azioni possono modificare le condizioni di un ambiente. Perché si forma condensa su alcune superfici? Perché ventilare può essere importante? Perché una parete può essere più fredda dell’aria della stanza? Perché eliminare ciò che si vede senza comprenderne l’origine può non risolvere il problema?
Quando un bambino comprende il rapporto tra causa ed effetto, la regola smette di essere un’imposizione e diventa una conseguenza logica. È questo il tipo di consapevolezza che il progetto vuole portare fuori dall’aula. Non sarebbe sorprendente se, tornando a casa, qualche giovane esploratore iniziasse a osservare una finestra appannata o un angolo freddo con occhi completamente diversi.
Per le famiglie questo rappresenta uno degli aspetti più interessanti dell’iniziativa. La conoscenza acquisita a scuola può diventare conversazione domestica. Una domanda fatta a cena può essere il proseguimento di un’esperienza iniziata qualche ora prima in classe. E quando un bambino domanda “perché?”, anziché limitarsi a ripetere una risposta, significa che qualcosa nel processo educativo ha iniziato a funzionare.
Anche il ruolo dei docenti sarà centrale. Il Regno non nasce per sostituirsi alla didattica, ma per offrire un ambiente narrativo e scientifico nel quale alcuni contenuti possano essere osservati da una prospettiva differente. Scienze, educazione ambientale, educazione civica, conoscenza degli ambienti di vita e metodo sperimentale possono incontrarsi senza perdere la propria identità disciplinare.
Il percorso è stato pensato perché la classe possa diventare, per alcuni momenti, una piccola comunità di investigatori. Ci saranno situazioni da discutere insieme e altre nelle quali sarà necessario prendere una decisione. Non tutte le strade porteranno immediatamente alla risposta corretta. Anche l’errore avrà un valore, perché costringerà a tornare sugli indizi e a chiedersi quale elemento sia stato interpretato male.
Qualcosa, tuttavia, rimarrà volutamente fuori da queste pagine. La nuova edizione contiene aree, passaggi e prove che non verranno anticipati. Alcune porte del Regno non saranno aperte all’inizio e qualcuno dovrà dimostrare di essere pronto prima di poterle attraversare. Esistono riconoscimenti per gli esploratori, luoghi che ancora non abbiamo raccontato e persino una zona sulla quale, per ora, è meglio non dire troppo.
Sulla mappa compare soltanto un avvertimento: “Zona Proibita delle Micotossine”.
Che cosa ci sia oltre quel confine, perché sia stato posto un segnale e quali conoscenze serviranno per avvicinarsi sono domande alle quali non risponderemo adesso. La curiosità ha bisogno anche di spazi vuoti. Se ogni sorpresa venisse spiegata prima dell’inizio, il Regno perderebbe una parte della propria forza.
Tra poco la campanella tornerà a suonare. Le classi riprenderanno vita e inizierà un nuovo anno fatto di programmi, verifiche, incontri e scoperte. Il Regno dei Funghi si prepara a fare lo stesso, con un percorso che vuole lasciare ai bambini e ai ragazzi qualcosa che vada oltre la singola lezione.
La conoscenza scientifica non nasce soltanto dalle risposte. Nasce dalla capacità di accorgersi che davanti a noi esiste qualcosa che ancora non comprendiamo, fermarsi, osservare e avere il desiderio di scoprirne il perché.
È da lì che comincia il viaggio.
E quest’anno, quando le porte del Regno si apriranno, saranno gli alunni a decidere fin dove riusciranno ad arrivare.
Il Regno dei Funghi – MycoExplorer
Idealizzato e realizzato da Felletti Consulenze – Alessandro Felletti