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Bonifica e gestione contaminazioni

Sanificazioni delle pareti: quanti le eseguono davvero?

La parola "sanificazione" è entrata ormai stabilmente nel linguaggio comune. La si legge nelle pubblicità, nei siti internet, nei preventivi, nei volantini e nelle descrizioni di numerosi interventi dedicati alla rimozione delle muffe.

Bonifica e gestione contaminazioni

La parola "sanificazione" è entrata ormai stabilmente nel linguaggio comune. La si legge nelle pubblicità, nei siti internet, nei preventivi, nei volantini e nelle descrizioni di numerosi interventi dedicati alla rimozione delle muffe.

Sanificazioni delle pareti: quanti le eseguono davvero?

La parola "sanificazione" è entrata ormai stabilmente nel linguaggio comune. La si legge nelle pubblicità, nei siti internet, nei preventivi, nei volantini e nelle descrizioni di numerosi interventi dedicati alla rimozione delle muffe. È diventata una parola rassicurante, quasi magica, capace di evocare immediatamente l'idea di un ambiente finalmente pulito, sicuro e libero da contaminazioni.

Eppure, proprio perché così frequentemente utilizzata, è diventata anche una delle parole più fraintese nel settore delle contaminazioni biologiche indoor.

Quando una famiglia scopre la presenza di muffa all'interno della propria abitazione, la prima esigenza è quasi sempre quella di eliminarla il più rapidamente possibile. È una reazione comprensibile. Nessuno desidera convivere con pareti annerite, odori persistenti o superfici che trasmettono una sensazione di degrado. Inizia così una ricerca che porta il proprietario a confrontarsi con numerose proposte commerciali. Si parla di bonifiche, di trattamenti antimuffa, di disinfezioni, di sanificazioni e di interventi definitivi.

Molto spesso il cliente non possiede gli strumenti tecnici per comprendere cosa si nasconda realmente dietro queste definizioni. Si affida quindi alla promessa più convincente, alla soluzione apparentemente più semplice o a quella economicamente più accessibile.

È proprio in questo momento che nasce il problema.

Nel corso della mia attività professionale ho avuto modo di esaminare centinaia di immobili nei quali erano già stati effettuati interventi definiti "sanificazioni". Alcuni erano stati eseguiti poche settimane prima del sopralluogo. Altri addirittura pochi mesi prima. In quasi tutti i casi il proprietario era convinto che il problema fosse stato affrontato in maniera corretta e definitiva.

Poi la muffa era tornata.

Ogni volta che mi trovo davanti a queste situazioni pongo sempre la stessa domanda: cosa è stato realmente fatto?

La risposta è spesso sorprendente.

Talvolta la sanificazione si è limitata all'applicazione di un prodotto chimico sulla superficie visibile. In altri casi è stata eseguita una semplice pulizia meccanica seguita da una nuova tinteggiatura. In altri ancora si è proceduto con trattamenti nebulizzati o con l'impiego di sostanze ad azione biocida senza che fosse stata effettuata alcuna valutazione preliminare delle cause che avevano determinato la proliferazione biologica.

Ed è proprio qui che emerge la differenza tra un trattamento e una vera gestione tecnica della contaminazione.

Una parete interessata da muffa non rappresenta mai un fenomeno isolato.

La colonia fungina che osserviamo è soltanto la manifestazione finale di un equilibrio alterato che coinvolge il comportamento dell'edificio, le condizioni microclimatiche, il contenuto di umidità dei materiali e le modalità di utilizzo degli ambienti.

Quando osserviamo una macchia nera in un angolo della stanza, in realtà stiamo osservando l'ultimo anello di una catena molto più complessa.

Prima della muffa è arrivata l'umidità.

Prima dell'umidità si è verificata una condizione fisica favorevole al suo accumulo.

Prima ancora si è instaurata una criticità costruttiva, impiantistica o gestionale che ha alterato il normale equilibrio dell'ambiente.

La muffa è semplicemente il messaggero.

Molti interventi definiti come sanificazioni si concentrano esclusivamente sul messaggero.

Pochissimi si concentrano sul messaggio.

Questa distinzione, apparentemente sottile, rappresenta uno dei motivi principali per cui molte contaminazioni si ripresentano nel tempo.

Immaginiamo una parete che durante il periodo invernale raggiunga temperature superficiali particolarmente basse a causa di un ponte termico strutturale. In presenza di determinate condizioni di umidità relativa interna, quella superficie inizierà a raggiungere condizioni favorevoli alla condensazione. L'acqua, anche quando non è visibile a occhio nudo, sarà sufficiente per consentire alle spore fungine presenti nell'ambiente di germinare.

La colonia si svilupperà.

Compariranno le prime alterazioni cromatiche.

Successivamente arriveranno le tipiche macchie scure.

Se in quel momento qualcuno interviene eliminando esclusivamente la contaminazione visibile senza correggere il comportamento termoigrometrico della parete, cosa accadrà?

Accadrà esattamente ciò che la fisica dell'edificio ci suggerisce.

La parete continuerà a raffreddarsi.

La condensa continuerà a formarsi.

L'acqua continuerà a essere disponibile.

Le spore continueranno a trovare un ambiente favorevole.

La muffa ritornerà.

Non perché il trattamento sia necessariamente stato eseguito male.

Ma perché il problema reale non era la muffa.

Il problema reale era la parete.

Molti proprietari rimangono sorpresi quando comprendono questo concetto.

Per anni hanno creduto di combattere una contaminazione biologica.

In realtà stavano combattendo le conseguenze di un'anomalia edilizia.

Le muffe possiedono una straordinaria capacità di adattamento. Sono organismi che esistono sulla Terra da milioni di anni. Hanno sviluppato meccanismi di sopravvivenza che consentono loro di attendere condizioni favorevoli e di riprendere rapidamente la crescita quando l'ambiente torna compatibile con le loro esigenze biologiche.

Per questo motivo una parete apparentemente pulita non è necessariamente una parete risanata.

Molte colonie fungine riescono a svilupparsi all'interno delle microporosità degli intonaci, nelle zone non immediatamente visibili o dietro elementi d'arredo che limitano la ventilazione delle superfici.

La semplice assenza di una macchia visibile non costituisce una garanzia assoluta della scomparsa del problema.

Una vera sanificazione dovrebbe quindi essere considerata come la fase finale di un percorso molto più articolato.

Dovrebbe arrivare dopo una diagnosi.

Dovrebbe arrivare dopo l'individuazione delle cause.

Dovrebbe arrivare dopo la comprensione del comportamento dell'edificio.

Dovrebbe arrivare dopo avere verificato perché quella specifica parete, in quel preciso ambiente, abbia sviluppato una contaminazione biologica.

In assenza di questa fase preliminare il rischio è elevato.

Si interviene sugli effetti.

Si migliora temporaneamente l'aspetto estetico.

Si genera nel cliente la sensazione che il problema sia stato risolto.

Poi passano alcuni mesi.

Arriva l'inverno.

Le condizioni ambientali tornano favorevoli.

La muffa ricompare.

E il ciclo ricomincia da capo.

La domanda iniziale diventa quindi inevitabile.

Quanti eseguono realmente una sanificazione delle pareti?

La risposta non dovrebbe essere ricercata nel numero di aziende che offrono questo servizio.

La vera risposta dipende da quanti professionisti siano disposti a fermarsi prima dell'intervento per comprendere cosa stia realmente accadendo all'interno dell'edificio.

Perché eliminare una macchia è relativamente semplice.

Comprendere perché quella macchia si sia formata richiede esperienza, competenza e capacità diagnostica.

Ed è proprio questa differenza che separa una parete momentaneamente pulita da un edificio realmente risanato.

Quando una muffa continua a tornare, il problema non è quasi mai la qualità del prodotto utilizzato.

Molto più spesso il problema è che nessuno ha ancora posto la domanda più importante: qual è la vera causa che continua ad alimentare quella contaminazione?

Finché questa domanda rimarrà senza risposta, ogni sanificazione rischierà di trasformarsi in una tregua temporanea. Una tregua che dura qualche settimana, qualche mese o una stagione. Poi la muffa tornerà a fare ciò che ha sempre fatto: sfruttare le condizioni favorevoli che l'edificio continua inconsapevolmente a offrirle.


Nota tecnica: articolo generato/aggiornato con Felletti Consulenze Article Manager Enterprise. Per l'impiego in sede peritale occorrono sempre rilievi, misure e documentazione del caso concreto.

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